Ho rubato canzoni a Dio

Vedo e avverto lo strano vacillare dei miei pensieri, e quegli improvvisi smottamenti dei ricordi e il loro aggrapparsi alle rocce dei miei sentimenti dondolando lungo il precipizio del silenzio, e quel torpore che mi inebetisce a mia insaputa e allora inizio a contare le mie dita per non svanire nel nulla.....

io

Utente: Lasibyllalibica
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calpestano il mio cielo

CALPESTATO *loading* volte
giovedì, 25 ottobre 2007

"Un oggetto chiuso in una teca di un museo» scriveva «deve patire l'innaturale esistenza di un animale in uno zoo. In ogni museo l'oggetto muore - di soffocamento e degli sguardi del pubblico -, mentre il possesso privato conferisce al proprietario il diritto e il bisogno di toccare"

Utz - Bruce Chatwin

Questo a proposito del discorso di ieri ma anche per allacciarmi alla partenza di Lolli.
L'unico libro di Chatwin che ho letto è stato Utz.
Merita davvero.
Chiunque incontrassi tempo fa,  elogiava questo Chatwin, ma nessuno conosceva Utz. E' successo che un giorno, un caro signore che conobbi a Bratislava in un Congresso di Ex Libris, negli splendenti anni del mio , diciamo, fidanzamento, chiamò Lui per dirgli che aveva fondato una rivista. Il nome lo dedicava ad un libro che aveva amato, essendo appunto un conosciutissimo e accanitissimo collezionista di Ex Libris. La rivista d'arte si sarebbe chiamata "Utz". Il collezionista era anche un medico primario e si ammalò di cancro al fegato. L'ultima volta che venne a Trieste fu un paio di anni fa, per presentare una mostra, in cui anch'io avevo uno spazio per esporre delle cose che avevo fatto tempo prima. Scrisse di me una bella recensione che, per un piccolo lasso di tempo mi esaltò al punto di farmi pensare che avrei potuto riprendere ad incidere. I motivi per i quali non ho ancora ripreso mi sono ignoti, ma non essendo del tutto ipocrita posso dire che la pigrizia prevale sull'entusiasmo momentaneo.
Sicchè nemmeno Lui conosceva Utz ed io feci un figurone, quando il prof-primario-collezionista gli chiese di fargli una copertina. Tirai la sedia verso al libreria, mi tolsi le ciabatte e salii per infilare la mano in un mensolone ed estrarre un libretto azzurro scuro con scritto sopra "UTZ" .Con indifferenza glielo porsi e gli dissi che era proprio un grande libro e che sapevo perchè un uomo come quello, lo aveva scelto come titolo della sua rivista.
Ora sto andando fuori strada perchè il percorso mentale sarebbe stato questo: mi è venuto in mente Chatwin perchè Lolli sta partendo per le sue sei settimane in India, e io sarò la sua mano che scriverà attraverso i suoi occhi questo strano e strabiliante giro, perchè tutti i suoi viaggi sono stati strani e strabilianti. Essendo che di Chatwin conosco solo Utz, ed essendo che non mi attraggono per nulla i taccuini di viaggio altrui, ho pensato al professore.medico-collezionista ( che mi capita ogni tanto di ricordare), ho ripreso in mano il libro e ho letto la frase lassù che mi ha collegato al discorso fatto ieri con Joyce D, riguardo il mantenere nella teca di vetro Santa Rita da Cascia ...ecc.ecc.
Bene, sabato inizia il viaggio, dapprima verso Monfalcone: Lolli, Poldina, Billi ed io. Poldina rimarrà per queste sei settimane da Silvia, Lolli prenderà il treno e andrà a Roma a prendersi l'aereo per non mi ricordo quale città dell'India del Sud , Billi ed io ce ne torneremo un pò orfani a casa. Dico solo questo, al telefono Lolli oggi mi ha detto: " Ma ti rendi conto che mercoledì mi sveglierò tra le vacche e gli elefanti?". Io non ho tutto questo entusiasmo ma tant'è...il viaggio lo fa lei.

postato da: Lasibyllalibica alle ore 20:14 | link | commenti (3)
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mercoledì, 24 ottobre 2007

"non amo i traguardi ma i percorsi senza fine"
[Marseldu]


Mancano ancora qualche centinaio di migliaio di parole per finire il discorso di oggi, ma non c'è mai tempo. O perchè io devo mettermi le scarpe con le ali e scappare a prendere Billi in palestra, o perchè tu devi andare a prenderti la tua dose di pugni in faccia giornaliera.
Al cellulare Billi gridava qualcosa del tipo: " non trovo più le mie calze", ma quel maledetto apparecchietto aziendale fa una eco terribile, tant'è che mi sembrava che addirittura stesse piangendo . Pur sapendo che non si deve assolutamente fare , ho eseguito una tremenda manovra in una stradina stretta stretta col cellulare incastrato tra orecchio e collo. Funziona sempre così: alle 19.30 c'è il "rei" che sarebbe saluto - in giapponese - alla lezione di judo, poi devono salire la corda per tre volte, poi si pesano, poi  lo spogliatoio e poi lui mi dovrebbe chiamare per dirmi - sto uscendo -
100 volte su 100 non lo becco mai fuori dal portone della Ginnastica e mi tocca fare un sacco di giri univoci prima di ricapitare davanti a quel portone e farlo salire al volo. Insomma ho gridato al cellulare che non faceva nulla se aveva perso le calze ma che, entro un secondo e mezzo , doveva essere pronto per salire a bordo. Stranamente le calze le aveva addosso. Io no però. Nella fretta di uscire, e soprattutto nel tentativo di prolungare a più non posso quella manciata di minuti a disposizione per finire (o meglio appena iniziare) il discorso in atto, sono uscita senza calze. Non fa nulla, l'influenza si prende dall'alto e non dal basso.
Comunque Billi mi ha confidato che Ester gli ha sussurrato all'orecchio che lui piace ad Agnese ( e mentre me lo raccontava faceva la voce un pò grossa). Non devo assolutamente fare commenti quando mi racconta queste cose, me l'ha chiesto espressamente tempo fa quando abbiamo iniziato a parlare dei suoi primi batticuori. Non vuole commenti con vocine stridule, o baggianate di questo tipo. Possibilmente dobbiamo parlarne en -passant, mentre guido; mentre i nostri sguardi fissano il parabrezza e, per nessun motivo al mondo, devono incorciarsi per non cogliere i suoi imbarazzi o le sue emozioni o le mie facce un pò idiote-materne. In fondo lui  è un uomo, un piccolo uomo,  ma pur sempre un uomo. E' stato abbastanza largo di descrizioni stavolta. Ho potuto dire, sempre fissando il vuoto, mentre parcheggiavo, che lo invidio, che bhè..insomma... è agli inizi della parte più emozionante della vita..e che ..bhè ...insomma... anche se sono più vecchia di lui , non cambia nulla...e che anche una di 80 anni suonati come la nonna potrebbe non passare indenne ad un turbinio del cuore.
E' anche un pò questo che intendevo dire nel discorso pre-scarpa-di-ginnastica-con-le-ali. Perchè sigillare tutto nella bella teca di vetro, quando il rischio più probabile è un'implosione?


postato da: Lasibyllalibica alle ore 23:24 | link | commenti (5)
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martedì, 23 ottobre 2007

Improvvisamente sto quasi bene. Ieri sono tornata dal mio medico proprio perchè avevo dolori ormai laceranti su mezzo busto. Ho passato il week end a chiedermi cosa cavolo c'è che non và quando invece tutto dovrebbe filare liscio. Lui è stato carino mi ha visitata per bene, pressione compresa,  e alla fine sommando tutti i dettagli che gli ho raccontato , dalle fitte a pungilione tipo ago di calza che si conficca nelle coste, al mal di pancia, alla nausea e a tutta la compagnia bella che mi fa vedere i sorci rosa da quasi un mese , insomma ha emesso la sua diagnosi e mi ha prescritto una medicina (una specie di bomba atomica formato mignon) che sembra  abbia già iniziato a dare i suoi frutti. Incredibilmente oggi sto quasi bene direi.

Oltretutto sono stata convocata al quartier generale e mi hanno  conferito il livello. Ora non che questo comporterà un aumento esorbitante nella mia busta paga, ma la cosa mi ha davvero riempita di gioia. Insomma questi livelli non li danno per anzianità o per dovere ma solo a chi se li merita eh bè… vuol dire che me lo merito. La capa dopo un discorsetto abbastanza ampio a dire il vero, ha estratto un foglietto azzurro con sopra scritto “ROBY” e sotto c’erano degli appunti presi velocemente. Ha detto tre parole : ORIGINALE, INTUITIVA, ENTUSIASTA.

Ora forse vi sembrerà strano , dopo aver tentato di digerire i miei monologhi disperati, dopo aver letto parole criptiche dai contenuti ermetici,  vi sembrerà strano, dicevo, che io possa essere quantomeno una persona “entusiasta” … ebbene invece sì,  sono così: ORIGINALE, INTUITIVA, ENTUSIASTA. Preciso. Sono anche così. Sembra che a quel benedetto assessment  che feci a  Milano , ormai nemmeno ricordo quanto tempo fa, sia emersa questa parte di me, e la cosa mi fa sorridere perchè  il più delle volte, per come sono dentro , temo di far trasparire un carattere da affossatore di cimitero suburbano.

Insomma a volte un po’ d’oro c’è, dove luccica.

Anche stasera ho aspettato che Joyce (o D )per caso passasse ad accendere il piccì e non solo me lo sono detta da me e me che sono una cogliona, ma me l'ha pure detto il mio caro amico Odisseo, che mi ha proposto, visto che mi sto innervosendo per tutta questa faccenda, di andare a fargli da crocerossina.
Effettivamente non c'è da aspettarsi niente da nessuno e ormai credo, che questa sia solo un piccola forma di vendetta per averlo involontariamente strapazzato.
Non finirò mai di chiedermi il perchè gli uomini e le donne cercano una via di comunicazione quando non può esistere, se non forse su una brandina.

postato da: Lasibyllalibica alle ore 20:02 | link | commenti (3)
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venerdì, 19 ottobre 2007

Oggi, ennesima visita medica. Credo che il mio dottore abbia un piccolo movimento sussultorio intestinale quando mi vede entrare. Anch’io non nego di averlo quando vedo la sua scrivania. Sembra un campo di battaglia : il punto esatto dov’è scoppiata una bomba ma, vista la polvere, tanti e tanti anni fa.

Sono piena di dolori. Un mese fa le gambe, poi il dolore si è spostato al torace, sul lato sinistro prendendo pure la tetta sinistra. A suon di palpeggiamenti (miei) per vedere se c’era qualche linfonodo ingrossato, alla fine si sono ingrossati per induzione, per non parlare dei lividi che mi son venuti sulla coscia per cercare il punto esatto da dove partiva il dolore. Ho detto al dottore che il mio problema principale sta nel fatto di non riuscire ad accettare di stare bene. Mi ha guardata da sopra i suoi occhialini a forma di cubetto di ghiaccio dicendo “molto interessante questa cosa”. Così presa da una specie di delirio filosofico ho elaborato questa teoria:

 “ Un giorno ti svegli col mal al ginocchio, entri in ospedale per un banale esame al menisco e non te ne esci che dopo due anni girata come una calza, rimpinzata di cocktail chimici,  arrabbiata col mondo intero, implosa nelle certezze ma con l’unico punto di forza, aver accettato che tutto questo può accadere anche a te senza un motivo logico e che, a prescindere dai disegni divini, siamo destinati a finire, e questa cosa diventa quasi normale. Diventa-quasi-normale. Più il tempo passa però la normalità è quella. Quella cioè che se hai un minimo dolore da qualche parte non può essere solo un colpo di freddo, una carie o un mal di testa. Si parte direttamente per la tangente, e ci si vede già orizzontali coperti da un lenzuolo bianco con tanto di etichetta legata all’alluce. Non prima di aver sofferto le pene dell’inferno e sapendo esattamente cosa ti aspetta, anche perché negli anni hai elaborato una conoscenza medico-chirurgica-scientifico-epidemiologica da premio nobel . Questo è proprio quello  che significa che non è per nulla conseguente accettare il fatto di stare bene quando prima si ha accettato di stare seriamente non bene”.
Detto questo ci sarebbero troppe cose da spiegare e le ho già scritte da qualche parte e sepolte in un’altra, e non saranno queste considerazioni a togliermi  il dolore intercostale o a limitarmi nei miei inquietanti voli pindarici, potrei solo limitare di introdurre dolciumi nel mio corpo tanto più che probabilmente otterrei di scuro qualche risultato visibile. Potrei anche dare un out out  al giovane Joyce, perché così non va proprio bene.

 

 

postato da: Lasibyllalibica alle ore 22:06 | link | commenti (3)
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domenica, 07 ottobre 2007

Non potevi trovare giornata migliore di ieri , per venire a Trieste. La bora si è proprio scatenata, per non parlare dell'acquazzone di mezzogiorno. Ho quasi sbandato sulla sopraelevata vicino alla ferriera. Ho vagato dalle otto del mattino, avrei dovuto andare in piscina a nuotare ma un'iprovviso mal di pancia mi ha fatto cambiare il programma. In realtà non c'erano molti programmi, non sapevo se avrei potuto incontrarti per cui mi sono tenuta sul vago per tutto. Alle cinque, quando la pioggia si è prosciugata e le strade si sono colorate di quel bel tramonto autunnale, sono entrata in una palestra di arti marziali e ho provato a fare il tai chi. Una lezione dimostrativa. Tai = corpo, chi= forza. Ho ondeggiato un pò copiando i gesti del maestro. La cosa non mi dispiace ma costa troppo. Uscendo dalla palestra ho riacceso il cellulare, sapevo che non mi avresti chiamata però, ammetto di averlo sperato. Nessuno è mai venuto a trovarmi a Trieste e molte volte girando con la macchina di qua e di là mi son guardata attorno come farebbe uno straniero. Scopri così un sacco di cose che non hai mai notato prima: una facciata affrescata, un portone liberty, delle architetture toscane ( e quante ce ne sono), statue con sguardi torvi che fissano i passanti; ma non solo , qualche nido di rondine, vecchi alle finestre, gatti sui cornicioni, terrazzini pieni di fiori.
Vorrei chiederti che impressioni hai avuto e come ti senti senza la tua moto e poi, certo anche altre cose, ma c'è quel "perchè non mi hai chiamata" di cui conosco bene la risposta...bhè non mi rimane che dire che sono contenta se hai visto Trieste così, forse ora capirai perchè sono spesso nervosa e incazzosa, questo non cambia nulla, ma è già qualcosa.

postato da: Lasibyllalibica alle ore 19:22 | link | commenti (1)
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