Ho rubato canzoni a Dio

Vedo e avverto lo strano vacillare dei miei pensieri, e quegli improvvisi smottamenti dei ricordi e il loro aggrapparsi alle rocce dei miei sentimenti dondolando lungo il precipizio del silenzio, e quel torpore che mi inebetisce a mia insaputa e allora inizio a contare le mie dita per non svanire nel nulla.....

io

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calpestano il mio cielo

CALPESTATO *loading* volte
lunedì, 07 febbraio 2005

lascia ch' io pianga

( o meglio sparga lacrime calde sul plumcake)

Ho incrociato le gambe sulla scrivania e inarcato per bene la schiena su questa poltroncina arancione dell’ikea. Queste piccole casse da computer vibrano alle corde vocali di un “Lascia ch’io pianga” che mi ha spedito a mezzo file-transfer la mia cara amica Eli.

Sto un po’ così a fissare il muro di fronte e il mappamondo di gomma che penzola dal soffitto. Sul termosifone c’è una ciotola di plastica azzurra con grossi cubi di burro e zucchero che si trasformeranno tra non molto in un plumcake al cioccolato e che veglio nell’attesa di un abborbidimento.

Ho letto le 89 NUVOLE di Mark Strand, in modo del tutto casuale come credo, sia del tutto casuale la stesura di questi pensierini abbastanza vuoti. Anche le nuvole sono vuote, no? Densità pari a zero su un volume esagerato. Però al limite fanno pensare , dico questi ottantanove pensierini con dentro la parola “nuvola”. Chissà se Billi riuscirebbe ad azzeccare uno stesso pensierino di Strand se gli dessi come compitino : scrivi 10 frasi con la parola “nuvola”. Dopo ci provo.

Una decina di minuti fa, entra  nella stanza e mi fa: “Gesù era ricco o povero?”

Ed io: “povero, mannaggia..suo padre era un falegname e sua madre mica lavorava”

Billi: “ ma allora,scusa, dove sono  finiti l’oro, l’incenso e la mirra che gli hanno regalato quando è nato?”

Io : “ uhmmmm…. Bella domanda, magari se li è presi Pietro quando doveva fondare la Chiesa…sai per il mutuo..hehehe…magari chiedilo alla tua maestra di religione”.

Mica poco intelligente mio figlio, sarà che ho iniziato a parlargli di dettagli prima ancora di ficcargli il ciuccio in bocca.

Intermezzo musicale

Dico ma avete mai sentito le variazioni Goldberg interpretate da Jacques Loussier?

( Fine )

Nel frattempo il burro e lo zucchero si sono mescolati a due tuorli e due uova intere, alla farina con la frumina e due cucchiaini di lievito e ad un blocco di cioccolata fondente frantumata, e sono finiti ingurgitati nella bocca del forno. Non sarei io , se in tutta questa operazione, non avessi sparso farina sul tappeto di cocco, non avessi macchiato il muro con uno schizzo di burro e zucchero e , naturalmente, non avessi rovesciato gli albumi di scarto direttamente nel sacchetto della spazzatura, che di sicuro, e ci metto la mano sul fuoco, anzi sul forno, avrà un buco sul fondo pronto a vomitare la bava d’uovo sul pavimento. Tutto questo non ha importanza, perché  il risultato è ciò che conta.

E so che il mio forno mi odia e, sghignazzante mi porgerà agli occhi il vero plumcake di nonna papera, ma dentro sarà crudo (e nudo) da reinfornare e naturalmente bruciare.

Penso ancora a M-M e mi sento cattiva, ma non posso farci niente perché parte di me lo detesta e parte di me lo adora. E’ la mia parte inesplosa,  magmatica, si nel senso Montaliano del termine, l’insieme cioè di quei sentimenti , passioni , idee o apsirazioni, fortemente sentiti anche se confusamente individuati.

Magnifico! c’è odore di dolciumi per tutta la casa..magnifico solo quello. Ti odio forno maledetto.

(Lascia ch’io pianga… a noi, Eli!)

 

postato da: Lasibyllalibica alle ore 20:24 | link | commenti
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E togliti di dosso quelle ali da Santo

Ho iniziato ad ordinarmi parte del regalo per il mio compleanno. Il pacco non arriverà di certo l’11 febbraio ma non ha molta importanza, a parte i patti Lateranensi è solo la mia unica data di nascita.

Sono 5 libri e 3 dvd per un totale di centotre-virgola-dodici euro, spese di spedizione comprese.

Gli imperdonabili di Cristina Campo

Improvvisi per macchina da scrivere di Giorgio Manganelli

Mantegna

Senza verso di Emanuele Trevi

Sola a presidiare la fortezza di Flannery O’Connor (cara vecchia Flannery quanto ti amo!)

E poi due film di Kenneth Branagh – Gli amici di Peter e La teoria del volo- e se non bastasse , quarantesima candelina sulla torta “Le cinque variazioni” di Jorgen Leth e Lars Von Trier.

Tutto ha una storia.

Sembra un intreccio innaturale ma ha un suo senso quasi logico .

Jorgen Leth negli anni sessanta fece un cortometraggio dal titolo “The human perfect” ovvero l’essere umano perfetto. In questi giorni pensavo a com’è l’ssere umano perfetto, a come mangia, come si veste, come parla, come fa l’amore. La conclusione sta che bisogna invertire l’ordine delle parole e non chiedersi: com’è l’essere umano perfetto, ma piuttosto com’è che un umano pensa di essere perfetto.

C’è chi si definisce autistico e che la presenza del composto umano lo stressa e lo esaurisce. Non è pensare di essere sopra la massa questo? Considerare l’umanità una specie di casta inferiore che può essere schivata solo con un comportamento educato e socialmente corretto? Mi vien su la rabbia come montare le uova a neve. Io dunque non ho diritto, non dico a risposte per carità, ma nemmeno a quel comportamento educato e socialmente corretto che prevede un range che paradossalmente viaggia da un massimo di  “Cara ti amo e ti adoro” ad un minimo di “vaffaculo ,mi hai rotto le palle”? Sembra di no

Passando dall’essere umano perfetto di Leth  sono planata sulle 5 variazioni di Lars Von Trier. Punto primo perché quell’ubriacone ha una capacità intellettiva non male , punto due perché  ne vien fuori che, né un pranzo in pieno stile agente segreto 007 in una via gremita di topi e indiani a Calcutta, né un cartone animato, né uno spot minimalista, né …eccetera eccetera… fanno di un essere umano , un essere umano perfetto (tranne Mister A).Imperdonabile come gli "imperdonabili "della Campo.

Dopo la planata il volo riprende con la “Teoria del volo” a considerare che , tutto sommato quel che più conta è l’amicizia (gli amici di Peter) e che poi vale la pena salvare il salvabile e tenere d’acconto preziosi consigli , come per esempio  un giro per un rione (da noi si dice così) di Roma, anche perché oltre ad aver intrecciato buone parole con il giornalaio, sembra ci siano nascosti da qualche parte i Nazzareni , che Alberto ed io abbiamo sezionato con gli occhi all’Alte Pinakoteke di Monaco senza averne mai sentito nemmeno una parola prima. Coincidenze? Si , da tenerne conto. “Senza Verso” non sarà il libro per me, perché io ho vissuto i miei primi vent’anni nel rione di San Giacomo e il giornalaio non si chiamava Antonio, ma c’erano due vecchi alcolizzati marito e moglie che sono morti di epatite fulminante. Lei, la chiamavamo la parruccona perché portava una specie di nido di corvi tutto cotonato proprio in cima alla facciona gonfia di spritz. E ogni anno gli occhi le si restringevano tra le guancie rubiconde, fino a sembrare due cozze rinsecchite. Ma questa è un’altra storia. Da quanto ho capito , conta il viaggio…come contava per Chatwin e come contava per migliaia di uomini che si sono solo spostati dal loro portone a quello della Coop più vicina.

Alla fine cosa resta? Resta il dolore ironizzato della Flannery O’Connor , della quale posseggo quasi tutti i suoi sparuti libri. Ecco, chi sta male davvero e non di anima, ma di corpo, sa che il vero dolore non è letteratura, non è tra le pagine di un quaderno o tra i giambi di una poesia.


Voglio capire perché il Cristo morto di Mantegna mi ha fatto quasi cadere in trance, tanti anni fa a Brera. Cosa c'entra Improvvisi per macchina da scrivere? Non è forse questa un'improvvisazione? Si lo è , e lo è sull'aria della quarta corda di Bach ...e non poteva che essere così. Sto bene, ho fatto il ruttino di mezza nottata. Ora il prblema più grosso sarà come spegnere quaranta candeline senza sputare sulla torta.

A bienot

postato da: Lasibyllalibica alle ore 01:53 | link | commenti
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sabato, 05 febbraio 2005

 nottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenottenotte

Stanotte le stelle sembrano impresse sullo sfondo del frigo. L'aria è gelida ma il cielo nero nero sembra quasi quello estivo, perforato da tante lucette gialle. Mi concedo la sigaretta notturna sul davanzale quasi ogni ogni notte...ogni benedetta notte che mi prolunga di qualche ora il giorno. Sto leggendo "Il nuovo sentiero per la cascata" di Carver. L'ha scelto M-M da uno scaffale pieno di libri, alla Feltrinelli di piazza Argentina e me l'ha regalato. Non è facile nè leggere nè spiegare Carver, ma sua moglie (la seconda) doveva amarlo alla grande. All'ultima pagina ho scritto nevroticamente delle cose del tipo: “sto scarabocchiando sul fondo di un libro ------> treno 30 gennaio 2005. M-M mi ha detto che sono una persona deliziosa. D E L I Z I O S A... vale a dire la zia Sidonia agghindata col vestitino di seta cruda color bluette e col braccialetto d'oro spesso tre dita con ciondolo della Madonna del Carmine tintinnante. Mi sento impolverata.” Si si ... ho scritto questo sul fondo del libro di Carver.

Mica male M-M, deve solo lasciarsi andare, è pieno dentro ma davvero pieno, e non sa se implodere o esplodere. Non ricordo di averlo visto ridere. Eppure deve per forza saperlo fare.

 Non ho voglia di parlare di lui perchè ho come l'impressione che sia uno di quei fiori che io da piccola chiamavo "spumoni" e si trovavano nei prati a primavera. Bastava una leggera bava di vento per far sparpagliare i petali piumati, sul suolo del mondo. Quelli che si salvavano diventavano dei fiori gialli e carnosi e simpatici. Io e Lolli li stappavamo da terra e a piene guancie soffiavamo sulle loro testine rotonde. Poi non l'ho fatto più. Così è M-M e ho paura che il vento se lo porti via.

Roma è bella di giorno, ma è più bella di notte anche per chi , come me, sul far del tramonto inizia a sfocare la vista ed acuire l’udito. Devo ricordarmi di prendere un libro che non entusiasmerà me , ma lo regalerò senz’altro a Rosella perché lei non lo sa, o forse si , ma quando si parla della capitale  le si sbrillucicano gli occhi.

Lascio qua l’ultimo frammento di Carver, che non diventi un’incisione per lapide ma una risposta ad una sana domanda da farsi in vita.

ULTIMO FRAMMENTO

E hai ottenuto quello che

Volevi da questa vita, nonostante tutto?

Sì.

E cos’è che volevi?

Potermi dire amato, sentirmi

Amato sulla terra.

[Carver]

 

 

postato da: Lasibyllalibica alle ore 02:18 | link | commenti
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