Ho rubato canzoni a Dio

Vedo e avverto lo strano vacillare dei miei pensieri, e quegli improvvisi smottamenti dei ricordi e il loro aggrapparsi alle rocce dei miei sentimenti dondolando lungo il precipizio del silenzio, e quel torpore che mi inebetisce a mia insaputa e allora inizio a contare le mie dita per non svanire nel nulla.....

io

Utente: Lasibyllalibica
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calpestano il mio cielo

CALPESTATO *loading* volte
lunedì, 23 agosto 2004

Micamale, grazie!

La domenica se l'è mangiata una fila di qualche centinaia (e centinaia) di metri di macchine che riempiva senza interruzione la strada tra Materìa e il confine con l'Italia. Da qualche settimana mi sono resa a disposizione - il che significa che visto che ci siamo, ora mi tocca - di riportare a casa Albina dopo che lei s'è resa disponibile a passare tutti i sabati notte distesa a letto, lungo il corpo di mio padre. Così Liliana riesce a farsi una dormitina quasi serena di tanto in tanto, nella nostra ex cameretta. Le mattine, e dico tutte le mattine, c'è il resoconto di come papà è riuscito a torturare il suo sonno. Sembra che tenti più volte di alzare il suo corpo magro, pallido e quasi rigido per andarsi a fare un giro. Ultimamente m'è venuto in mente che il suo corpo è come un'ikebana. Si, una di quelle composizioni giapponesi con rami secchi, steli impettiti, torciglioni sottili di legno, qualche fiore spilungone e solitario, tutti tendenti verso l'alto. Sarà che voglia farsi un giro, sarà che voglia parlare con sua madre, morta e sepolta qualche decina di anni fa, sarà che voglia farsi una doppio malto rossa in qualche Pub Irlandese, sarà tutto quello che si vuole, ma intacca i sonni di mia madre che poi intacca le mie giornate, lasciandomi in uno stato di angoscia indigeribile.

Dunque, durante questi pellegrinaggi oltre confine quasi sempre mi fermo a casa di Albina, magari solo per fumarmi una sigaretta sul balcone della sua ex casa cantoniera. La casa è come la stanza delle Meraviglie. Lessi tempo fa  sulla  storia di queste stanze. Quando qualcuno mi porterà a Parigi visiterò Les chambres des Merveilles di M. Patrizio Fumagalli (ne merita la nota); quando qualcuno verrà con me a Venezia, uscirò di notte con una pila e ripercorrerò tutta la strada che Sinopoli fece, perdendosi nel labirinto di calli e canali, in “Parsifal a Venezia”; quando andrò a Roma  mi farò strizzare una natica davanti alla statua di Plutone e Proserpina del Bernini, quando andrò nella gipsoteca di Possagno, mi guarderò tutti i gessi e tutti i bastoncini per lo studio delle ombre di Antonio Canova (questi sono i miei sogni a basso costo).

Dicevo che la stanza delle Meraviglie di Albina, è tutta la sua casa. Salendo una vecchia e gelida scala di pietra mille occhi di uccelli impagliati ti osservano. C’è persino uno scoiattolo imbalsamato che morì di freddo nel corridoio una notte post natalizia. Queste bestie stecchite e impolevrate giacciono mute sulle pareti di tutta la casa e le loro anime sembrano voler gridare tra i fili di paglia secca che riempiono i loro corpi perfettamente conservati. In cesso non c’è nessun animale ma un orologio a parete con lancette dorate e cornice laccata con disegni di palmizi e fiori tropicali su fondo nero. Ma quello che stupisce maggiormente, oltre al museo degli impagliati , è la camera da letto. Albina dorme su un divano con rivestimento tipo lana per  cappotto old english, tra un pepe-e-sale e un pie-de-pulle marroncino-beige, per intenderci. Il divano è divano letto e non diventa né mai divano né mai letto perché il materasso sembra una gommapiuma per cuccia da cane. La camera è rettangolare, alla sinistra della porta ci sta questa specie di letto/divano e alla sua destra un armadio quattrostagioni color marron scuro con bordini d’oro. In mezzo c’è un tavolo con una tv che non funziona da un paio d’anni, una gondola con lucette, omini e donnine sedute attaccata alla corrente 220W che si accende e si spegne come un albero di Natale. Su un mobile vicino alla finestra c’è una macchina per spremere i limoni e per impastare il pane, un posacenere che cambia colore a seconda della quantità di nuvolo che c’è in cielo, e infine una lampada a forma di gazebo in ottone con al centro una statua  stile “ritrovamento di Pompei” attorniata da fiorellini in plastica. Un giorno Liliana ha chiesto candidamente di che si trattasse, non avendo portato con sé nemmeno uno dei sette paia di occhiali che di solito riesce ad imbucare per casa. Albina s’è scapicollata a premere un bottone a fianco e la statua s’è illuminata  e migliaia di goccioline d’olio hanno iniziato a scendere languidamente giù dai sottili steli che ingabbiano la statuina nel gazebo. Liliana, strizzando gli occhi per mettere a fuoco quell’obrobrio luccicante,  è riuscita a dire con tono decisamente sincero che la cosa sembrava essere davvero straordinaria. Io ho trattenuto il fiato e sono corsa fuori. Sono rimasta  ad aspettare che arrivasse in giardino la sghignazzata sarcastica di mia madre , che mai , alla fine, è giunta. Ho capito che Liliana inizia a perdere colpi.

 

Ho scritto questo su un pezzo di carta bianca: “MICAMALE, GRAZIE!” e l’ho appiccicato davanti al naso , qua vicino alla mia poltroncina arancio dell’Ikea.

Micamale, grazie!

 

Nota degna di nota http://www.paoloalbani.it/Meraviglie.html

postato da: Lasibyllalibica alle ore 22:59 | link | commenti (2)
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domenica, 22 agosto 2004

Ci risiamo. E' domenica. Ho un vago fastidio fin dal mattino, per ogni santa e benedetta domenica dell'anno. Sembra che anche oggi ci sia un sole splendente, lo vedo intrufolarsi tra i rami del nespolo qui di fronte, fuori da questa finestra, e già questo mi fa soffrire.

Odio il sole. Amo la luna.

Anche oggi una benedetta domenica da sobbarcarsi e far ingoiare dalle lente ore di tutta questa stupida giornata.

M-M sarà partito. Speriamo non frequenti troppo la chiesa Luterana, non si sa mai che, tra una sauna e l'altra, si dimentichi di tornare a casa. In fondo ci sono solo 400 bottiglie che lo aspettano in soggiorno e , credo, potrebbero fare qualche scena d'isterirsmo collettivo se lui le abbandonasse al loro destino.Questa è l'unica nota, degna di nota, di questa domenica.... ma non è detto...tutto deve ancora accadere. Sono appena le 10 e 21(appena..appena..appena) e io mi sono già trascinata almeno una decina di volte su e giù, a destra e sinistra in questi 50 mq.

Basterebbe solo un pò di silenzio, quel tanto pò per non andare completamente fuori di testa. O no?

postato da: Lasibyllalibica alle ore 10:34 | link | commenti (2)
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sabato, 14 agosto 2004

CADERE COL NASO PER ARIA

I giorni cadono come coriandoli. C'è solo da sperare che una pioggia non se li ammucchi e li trascini come una poltiglia grigia, nella fogna comunale.

Ho camminato per il centro a naso per aria. Mi piace guardare le finestre, i ghirigori dei palazzi, il bordo dei tetti con code di piccioni che sbucano e si definiscono contro il cielo. Ci sono belle case qua, e nel silenzio dell'ora meridiana, si possono sentire i palchetti scricchiolare, cinguettii di canarini e stridolii di porte che si movono appena nel giro d'aria. Se fossi sotto la casa dei miei genitori potrei sentire la voce di mia madre che, a labbra appena chiuse, segue le note dei quadri di un'esposizione di Mussorgsky e sentirei l'odore della sua salsa magica rossa intensa che profuma di basilico, aglio e pangrattato.

Ho camminato ascoltando e guardando e se fosse stato possibile mi sarei seduta sulla gradinata deserta della chiesa di Sant'Antonio ma c'era un cartone di pizza, abbandonato vicino alla colonna che mi ha fatto venire la nausea.

Penso di non saper usare la punteggiatura. La prima lezione d'italiano al Liceo fu: un brano completamente senza punteggiatura da riempire non a naso ma a logica. Voto: 4. Ho usato il naso, è evidente. Ora voglio distendermi sul divano e pensare a qualcosa da disegnare. Ho comperato dei pezzi di linoleum e le sgorbie .Al massimo entro il 25 di settembre devono essere disegnati, incisi, scavati, inchiostrati, stampati, incorniciati e appesi. Il mio più grosso problema non è la tecnica, e nemmeno il soggetto ma la libertà espressiva. Quella che elabora l'immagine dal cervello e la scaraventa sulla mano in modo assolutamente sciolto.Libero nel senso assoluto del termine. So di non possedere la libertà d'espressione. Sta tutta dentro, l'espressione, costretta in anguste grotte. Devo imparare a liberarmi.

postato da: Lasibyllalibica alle ore 15:09 | link | commenti (4)
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