Ho rubato canzoni a Dio

Vedo e avverto lo strano vacillare dei miei pensieri, e quegli improvvisi smottamenti dei ricordi e il loro aggrapparsi alle rocce dei miei sentimenti dondolando lungo il precipizio del silenzio, e quel torpore che mi inebetisce a mia insaputa e allora inizio a contare le mie dita per non svanire nel nulla.....

io

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calpestano il mio cielo

CALPESTATO *loading* volte
martedì, 17 febbraio 2004

A sta per ...

[trovata a caso in giro nell'etere]

A sta per assenza. A volte - ma non sempre - è piacevole pensare che altre persone forse parlano di voi quando non siete presenti, che siete oggetto di una conversazione che non avete pilotato su di voi e la cui evoluzione dipende dalla vostra assenza. È quello che accade alle celebrità. E ai morti. Possono essere gli animatori di una festa senza mai nemmeno farvi apparizione. Per coloro che non sono né celebri né morti, al fondo dell'anelito di essere assenti è la speranza che si sentirà la loro mancanza. Far sentire la propria mancanza viene commisurato all'essere amati. Vero, non essere il destinatario attivo o vivo di ciò che qualcuno desidera ardentemente può sembrare un ben misero destino. Ma non richiede alcuno sforzo. Statevene lì e interferirete con l'amore che potrebbe essere vostro; morite, e dischiuderete uno spazio tutto per voi.
* * *


postato da: Lasibyllalibica alle ore 23:30 | link | commenti (5)
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lunedì, 16 febbraio 2004

    &n...

 

 

 

 

 

 

 

 

Ogni sabato e domenica ci tocca inventarci delle bordurine. Sabato scorso ho fatto i cigni e le piantine. Perdo facilmente la bussola se poi Billy non le colora come dico io. Su questa scrivania ci sono: un temperamatite a batteria, un flacone di pillole omeopatiche per l'otite, un bicchiere vuoto, un dvd di toy story, una lima per unghie, una macchina fotografica, un paio di calzette verde marcio, un tubo di colore acrilico color rosso cadmio chiaro, una decina di libri, una candela, e fogli sparsi. La polvere imperversa. Una poesia su un quadernetto aperto...

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d'ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.


Costantinos Kavafis

 

 

 













































postato da: Lasibyllalibica alle ore 23:37 | link | commenti
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sabato, 07 febbraio 2004

baci rubati Sono ...

baci rubati

Sono ferma alla fermata dell'autobus. In mano una valigetta con il mio pc portatile, un sacchetto giallo con un disegno di donna in regipetto e con la scritta "corsetteria" contenente un maglione cannellato nero con zip, il dvd "Baci Rubati" di Truffaut, appena comprato dal giornalaio, un sacchetto di carta con un muffin e un ulteriore sacchetto di nylon con un baccalà fresco di pescheria. Avrei dovuto mangiare orata per cena ma ho scambiato il sacchetto di un'altra persona e mi ritrovo un pezzo di baccalà che non saprei cucinare nemmeno con l'aiuto di Celestino. Qualcuno mi ha chiamata al cellulare chidendomi del pesce che mi ritrovo in borsetta. Domani devo restituirlo e riprendermi le mie orate di golfo. La città a quest'ora è deserta e la bebbia nasconde le cose di sempre. Ho nebbia persino nei padiglioni auricolari. Il raffreddore ha spostato il suo baricentro nei canali che dal naso vanno alle orecchie. Risultato: sento poco e mi sento stordita. Non che sia molto diverso dal solito. Quest'unica strada a 4 corsie a senso unico che porta diritta al mare assomiglia ad un Champ Elysee in versione provincialotta. Non sono mai stata a Parigi ma forse quel dvd di Truffaut emana aria di lavanda francese.

Stamattina ho lavato mio padre e ho pensato alla carne. Stavo seduta alla scrivania con le zampe di drago che ha fatto mio nonno. Ci sono appese al muro delle fotografie. La nonna Gigia. I bambini che sono morti e che sarebbero dovuti diventare i miei zii. La mia mamma in posa da attrice anni '50. Io e la mia gemella con le trecce a otto anni. La mia gemella che ride su una barca nel mar dei caraibi. Mio padre con l'elmetto e i baffetti. Mio padre in posa da ragazzo con le braghe al ginocchio.Mia mamma con la frangetta corta e il vestitino della domenica. Un quadretto ad acquarello dello squero a Venezia che ho fatto io da piccola. Vicino alla mia spalla destra c'è la poltrona e sento mio padre respirare. Gli accarezzo la nuca e gli dò un bacio. Dorme.

Questo era ieri.

postato da: Lasibyllalibica alle ore 13:07 | link | commenti (1)
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io mi muovo [Qu...

io mi muovo

[Questa notte mi dedico una poesia di Mark Strand]

 

In un campo

io sono l’assenza

del campo.

È sempre così.

Ovunque io sia

sono ciò che manca.

Quando cammino

spartisco l’aria

e ogni volta

l’aria si muove

a riempire gli spazi

che il mio corpo aveva riempito.

Tutti noi abbiamo ragioni

per muoverci.

Io mi muovo per mantenere le cose unite.

 

postato da: Lasibyllalibica alle ore 01:10 | link | commenti
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martedì, 03 febbraio 2004

l'urlo represso S...

l'urlo represso

Stamattina Dio ha starnutito sopra le nostre teste e migliaia di goccioline sono rimaste a mezz'aria in attesa di depositarsi bene in profondità nelle nostre ossa. Quest'acqua stramaledetta ha imbumbito per bene le miei giunture e non paga, persino i canali che trapassano naso e fronte sicchè m'è venuto un raffreddore così indecente da farmi smoccolare a destra e a manca. Bel quadretto. Ho passato la mattina in ufficio affiancando il tipo che balbetta. Doveva diventare la mia vittima ma poi ho capito che in fondo, è meglio lui della mia dirimpettaia impellicciata che alza il gomito all'ora di pranzo. L'unico difetto che ha il collega balbuziente è che fa troppe domande. Parto ogni mattina a passo deciso dal mio ufficio , con la cartelletta azzurra sottobraccio, per raggiungerlo nel suo quarto di stanza che condivide con un ex portiere turnista che, tutti dicono, abbia problemi mentali. L'ex portiere, o commesso, o non so che grado di parentela abbia avuto negli anni d'oro della mia Azienda, è finito a fare una specie di impiegato tutelato dalla legge 626. Dicevo, raggiungo a passo deciso il quarto di stanza del collega balbuziente , butto la cartella sulla sua scrivania, tiro una sedia sotto il mio sedere e mi accomodo vicino a lui. Mi faccio fare il resoconto degli ultimi file che gli ho inviato e iniziamo a studiare una per una le pratiche. Lui lavora part-time. A mezzogiorno in punto si veste ed esce. Alle dieci in punto fa merenda. Vive con sua mamma e non usa il telefono per ovvi motivi inerenti la problematica verbale. Io riuscirei a fare quelle partiche in mezza mattina ma devo studiarle con lui e fare la cosidetta retention al cliente che, al 99% ci manda a fanculo. Così spunto retention negativa anche se il cliente ha il telefono occupato. Il collega s'interessa anche troppo e per spiccicare una domanda , la maggior parte delle volte inutile, varia dai 10 ai 15 minuti. Al che , mentre lui cerca di sprigionare fuori dalla sua bocca contratta e rigida e per niente invitante una serie di vocali e consonanti, io smanetto sul pc e volo da una sessione all'altra col mouse.Al decimo tentativo di dire la stessa stramaledetta parola, sempre con sguardo fisso al pc, lo imbecco e lo rincalzo suggerendogli il ritmo per terminare la frase imbecille che deve partorire. Da un paio di giorni mi innervosisce sicchè digrigno i denti e stringo un pugno a fianco della scrivania per trattenere la rabbia. Se poi la domanda è particolrmente cazzona mi giro di scatto e gliele dico di tutti i colori. Oggi mi ferma il supervisore e ridendo mi dice che forse l'ho spaventato. Bè e a me che m frega? Nessuno mi può obbligare a starlo a sentire. Domani gli preparerò una scaletta dei lavori da fare e che si arrangi. E poi è tirchio. Ha aspettato che uscissi a prendere un tè per ingozzare il suo esofago da tacchino ruspante con un qualche dolcetto. Al mio ritorno, con aria tra il cinico e il mellifluo ho detto "che buon odorino di dolciumi...scommetto che ti sei mangiato uno struccolo di pomi" ha detto che era una merendina al pan di spgna farcita con una mousse al cioccolato...e senza balbettare, il BASTARDO!

postato da: Lasibyllalibica alle ore 23:23 | link | commenti (5)
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lunedì, 02 febbraio 2004

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sarebbe ora di volare

Il vicino di casa, quello immigrato, mi ferma in cortile e mi chiede se può lasciare un frigo dietro l'angolo della casa con un biglietto per quelli dell'Acega. Io lo guardo, indosso il casco da moto, gli rispondi di si e dentro di me mi chiedo se per caso non mi abbia scambiata per la portinaia del palazzo. Me lo sta chiedendo di nuovo e io mi sento soffocare e gli rispondo di nuovo che non vedo il problema. Da dietro la finestra sua moglie ci guarda. E' ingrassata. Ci guarda imperterrita, mentre lui continua a chiedermi di quel frigo. Allora non c'è solo Ugo nel mio palazzo... di matto intendo. O forse sono io. Forse mentre rispondo di si, che non c'è alcun problema, quello mi legge nel pensiero " ma che cacchio vuole da me sto imbecille? che si metta il frigo sopra il tetto dell'auto e che non mi rompa le palle". Non so...devo aver una faccia rigida questi giorni. Ho un mal di schiena che mi brucia le vertebre da giorni. Sono fastidiosa e incazzosa. Sarà il tempo , ma sì, sarà questa bora che non ha nemmeno la più pallida intenzione di passare di qua a spazzolare questa umidità stagnate tipo bassa padania. Saranno le particelle di acqua che mi entrano nelle ossa , saranno i pensieri che mi si conficcano negli intrecci, lassù, all'apice delle mie vertebre. Sarà anche niente. Anche il niente mi innervosisce di tanto in tanto. Mica ci vuole sempre un buon motivo per aver le palle girate. Quello serve per allontanare le domande di chi vorrebbe sempre vederti col sorriso stampato sulla faccia. Le palle girate generano altre palle girate.

Ho ordinato i Racconti della Flannery O'Connor in un sito web assieme ad altri suoi due libri e ad un cofanetto di film di Truffaut. Il signore della libreria Einaudi mi ha vista molto infastidita dietro il bancone, visto che , dopo quasi venti giorni non si era nemmeno fatto vivo per dirmi "crepa". Semplicemente il libro è fuori edizione, e lui non si è curato di avvisarmi. Sicchè ho ordinato tutto con il mio pc. Come al solito non ci sarà nessuno a casa e troverò il tagliando della consegna appiccicato sul campanello e dovrò girare tutta la zona industriale in cerca del capannone. Vanificati ben 3,50 € del pagamento contrassegno. Va così, tutto colpa del tipo bianco di capelli col maglione simil-cachemire della Einaudi.

Lolli partirà tra non più di una settimana e come sempre, prima dei sui viaggi, mi attanaglia il senso di abbandono. Lolli è la mia gemella. Starà un mese in Messico. Ha già detto che il suo cellulare lo lascia a casa perchè da quella parte del globo ci vogliono tre bande e lei ne ha solo due. Significa che non ci sentiremo una volta al giorno come quando ha navigato il Mekong e svolazzato sopra il Vietnam. Quella volta ci sentivamo in chat. Lei chattava da un internet Cafè di Bangkok e io sempre dalla solita seggiola arancione dell'Ikea. Ci mandavamo e-mail con frequenza settimanale. Io sognavo quei posti e le rispondevo scaricandole tutte le rogne quotidiane di natura familiare. Mi scoccia che se ne vada adesso ma so che le prudono le piante dei piedi. Se non fosse che ho il terrore dell'aereo potrei partire con lei un giorno, ma so che dovrei farmi come minimo una flebo di Vodka prima di salire la scaletta di quella ghigiolttina ambulante che ingoia i passeggeri .

Giuliano l'ha fatta facile con la mia paura dell'aereo. Ha bofonchiato qualcosa riguardo il suo brevetto da pilota e che volare su un 747 è una cazzata. Mi ha persino minacciata, in modo affettuoso, di portarmi a fare un giro sul velivolo che maneggia all'aerodromo di qualche pianura friulana. Alla fine gli ho detto che sicuramente proverò...possibile che non abbia capito che stavo fingendo?

Bene Lolli partirà e io sono indecisa se fare una festa per il mio compleanno o sparire per due giorni. Sto optando per entrambe le cose. O per nessuna?

postato da: Lasibyllalibica alle ore 00:51 | link | commenti (6)
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