
Alla fine questa calda, grassa, grigia, lenta, pioggia ha bagnato solo l'asfalto.
E' durata quel tanto da rabbuiare il cielo e far credere che stesse per arrivare tanta acqua da lavare via tutti i pensieri ammorbanti, invece qualcosa è rimasto e non di poco conto, quel che serve per mantenere uno stato sensoriale sulla soglia della tristezza. Essendo che non amo le tristezze, mi faccio credere che sia la malinconia di questo grigio. E così si va avanti. Si va avanti cercando di spegnere alcuni ricordi troppo recenti. Dicendosi che in fondo è meglio così, e che quel che conta è già prossimo ai propri fianchi.
Devo cominciare a tener d'occhio i miei , che non si allarghino troppo.
Oggi pomeriggio rientravo in macchina e lungo la via Udine la signora con i capelli corti neri camminava con il suo solito passo spedito. Ho esternato : " Vedi Billi, anche di domenica, non molla mai."
Lui mi ha risposto che la signora dai capelli corti neri e dal passo spedito ha solo forza di volontà, e c'è da invidiare quelli che ce l'hanno.
Io non ne ho.

E' chiaro ed evidente che io mi stia occupando d'altro.
Ho sistemato un grosso cruccio e ho l'impressione di aver girato quella pagina della Divina Commedia che finisce con "... ed uscimmo a riveder le stelle". Chi fosse un appassionato di Dante , quanto la sottoscritta, o perlomeno sia stato segato da qualche puntiglioso professore alla Scuola Superiore, saprà bene che le stelle non si rivedono una volta sola.
Qusto significa che una cosa è sistemata, ora tocca rimboccarsi le maniche e sitemare la seconda. Fatto questo potrò dire di poter iniziare a vivere la mia terza vita.
Mi piace l'idea di poter vivere più vite e mi piace ancora di più l'essere consapevoli che i capitoli sono finiti e se ne iniziano altri.
Lascio per i passanti, la terzina di cui sopra, in attesa di rientrare qua, rivestita di nuovo.
Lo duca e io per quel cammino ascoso intrammo a ritornar nel chiaro mondo; e sanza cura aver d'alcun riposo, salimmo su, el primo e io secondo, tanto ch'i' vidi de le cose belle che porta 'l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle.
Divina Commedia, Inferno, Canto XXXIV
Sto qua qualche secondo, distesa su questo prato che un pò mi è mancato. Ma sto dedicandomi ad altre scritture. Sto dedicandomi anche alle fratture della mia vita che nemmeno trazioni o gessi riuscirebbero a sistemare. Ma c'è sempre un valido motivo per cancellare la lavagna e iniziare a scrivere un nuovo capitolo.
Sono successe molte cose in questo mese e mezzo. Potrei farne un elenco come il biglietto per la spesa.
Ho sepolto due amicizie di lunga data. Il motivo è questo: " non tutto dura in eterno".
Stranamente non ho rimpianti, nè emozioni al riguardo. Non mi interessa. E' stato come chiudere una tapparella su un tramonto invernale e piovigginoso.
Alla fine Andrea non l'ho mai visto. Nemmeno di lui mi interessa sapere riguardo la sua vita. Reincontrarci sarebbe come farsi il resoconto di setti anni appena passati. Che ci si racconta?
"hai cambiato macchina?"
"Sì, perchè mi hai vista?"
"Sono dimagrito 4 kg e posso mettermi i jeans che usavo negli anno '80"
"Ah, complimenti! Invece mio padre è morto e l'unica persona con cui avrei voluto piangere sei tu, e invece, porca puttana che hai fatto? Sei dimagrito? Ma chi se ne frega. Fottiti."
Avrebbe senso? Ma per l'amor d'Iddio!
Tra le cose senza senso ho incontrato una persona di cui non avevo traccia da 4 anni. Credo sia il periodo dei ricorsi storici. Mi sono buttata come quel deficiente che attratto dalla limpidezza del mare, ci si butta, non mettendo in conto che anche se fuori la temperatura è pressocchè primaverile, quella dell'acqua potrebbe far affogare una foca monaca. Senza il minimo senso, dunque. E' disarmante, lo so. Dovrei ficcarmi in questa maledetta testa vuota tre cose fondamentali:
1. non regalarsi (intendo mentalmente, ovvio)
2. non illudersi sul conto degli uomini.
3. mettersi la muta stagna prima di tuffarsi.
Devo essere proprio pervertita per continuare a nuotare in queste paludi gelide.
otto marzo

Questa sono io da piccola. Credo a 10 anni. Ho questa foto in una cornice dorata, ma è così, un pò storta. Me l'ha fatta Edgardo e l'unica cosa che ricordo è la canottiera di lana che mi prudeva la pelle.
Liliana non fa altro che tirare fuori dai cassetti caterve di fotografie, bigliettini cartoline, agendine. Spuntano da ogni dove. Lascia sparsi pezzi del nostro passato ovunque. E' come se dovesse ricomporre il puzzle di una famiglia felice che ora ineluttabilmente non c'è più. Lo è in parte, per il semplice motivo che il tempo ha mutato le cose. Noi siamo cresciute. Viviamo altrove. Viviamo altre vite. Liliana è sempre rimasta là invece, a vivere la sua vita. Edgardo non c'è più fisicamente, ma è nelle lettere, nei biglietti, nelle foto da fidanzato, da marito, da padre e da nonno. A volte mi dà quasi fastidio quando entro in casa e lei mi corre incontro, un pò traballante, mostrandomi una foto di quando ero piccola e mi dice " sai chi è questa bambina?". Mi viene da dirle "cazzo sì che lo so, sono io!" invece semplicemente le dico" massì sono io, e chi vuoi che sia?" Mi dà fastidio che si concentra sul passato piuttosto che sul presente. Ma tutto sommato non è una cosa così deprorevole. Il suo futuro è il suo passato. Idem il suo presente è il suo passato. Non ha sogni, non ha ambizioni, non ha inquietudini. Ha il ricordo. Regolarmente finisce tutto con " ma lo sai quanti anni ho? sono quasi centenaria", e a me girano le palle. Non ci posso fare niente. Poi quando sono un pò distante e la guardo, la vedo invecchiata. La vedo come era la nonna Eden, con la sua pelle bianca, gli occhi un pò languidi, i capelli arruffati, il suo passo instabile. E mi dico che mi mancherà. Mi mancherà una cifra. Ma non posso fare a meno di frenare le palle che girano.
Va bene sono anche un pò nervosa. Sono in moto perenne da tempi immemorabili . Lui mi dice che devo trovare il mio equilibrio. Io non voglio trovare il mio equilibrio, io voglio rimanere così: volubile. Mi accartoccio e mi scartoccio, mi aggroviglio e mi dipano quando mi pare. E chi vuole rimanga con me, e soprattutto in silenzio a guardare.
Caro Frank Doel
Ho visto oggi il film 84 Charing Cross e non ho fatto altro che pensare a te, proprio oggi, un sabato di gennaio, immerso tra le migliaia di libri e probabilmente nella nebbia.
Certo la tua libreria non è proprio quella antiquaria di Marks & Co. e nemmeno un pò assomigli a quel Frank Doel, ma io sì, io sì che sono bisbetica e goffa come quella Helene.
Rido, Frank Doel postmoderno!
e quel film mi ha emozionata perchè sì, in fondo siamo un pò così.
Oggi niente Ikea, caro Frank. Oggi e ieri a casa. Muta quasi come un pesce. Una specie di virus influenzale deve aver attaccato le mie corde vocali, oppure un anatema del mio consorte è andato dritto dritto a bersaglio!
A proprosito di libri , Frank, ho comperato due copie identiche di Hrabal "Una solitudine troppo rumorosa", una delle quali ho regalato alla mia amica Barbara. Poi ho preso l'ennesima copia delle "Fondamenta degli incurabili". La lascio impacchettata, non si sa mai. Avevo tra le mani anche Carver, ma non sono ancora pronta a leggerlo (per il momento sfoglio solo le sue poesie quando sono malinconica).
Prima di uscire dalla Feltrinelli (dannatamente sfornita qua da noi) mi è caduto l'occhio su un libriccino della Sellerio, consigliato dalla libreria. Si trattava di "Lettera a D". La quarta di copertina diceva più o meno questo:"Uno degli ultimi maître à penser della politica e del giornalismo francese, suicida insieme alla moglie per strapparla all’estrema sofferenza, le dichiara il suo invincibile amore con una memoria terrena e tenerissima". L'avrei regalato a D, ma non se lo merita. Non si merita un bel cavolo fritto, se non l'esortazione a crescere e a capire che i cosìdetti "altri" non si accartocciano come un pezzo di domopak usato e si gettano nella spazzatura. Ecco lui si meriterebbe un bel libro fatto di carta bianca, vuoto di contenuti. Ma sarebbe una metafora inutile, non capirebbe.
Ho preso anche un sacco di film di recente, e ho cercato come una disperata una copia in italiano di " Nel bel mezzo di un gelido inverno" di Kenneth Branagh e, vuoi saperlo? come una scema l'ho trovato oggi in formato .avi salvato nella mia chiavetta. Scema no?
Tra un pò dovrò incontrare Andrea. Ho lasciato a lui la decisione del quando, perchè in realtà io non saprei decidermi, ma ho dovuto fare la grande e dirgli una bella bugia infiocchettata: " sono pronta".
Ho cercato di fare un calcolo , ricordardomi le cose salienti dell'anno in cui ognuno di noi è evaporato. Credo fosse l'anno in cui dovevo cambiare lavoro. Non riesco a focalizzare fatti importanti se non che d'un tratto mi sono ritrovata senza di lui. Forse sarà stato il 2002 o fine 2001. Non saprei . Orientativamente potrebbero essere passati 7 anni, orientativamente non ha molta importanza, perchè in questo buco temporale l'ho sempre "sentito" presente in un angolo della stanza, seduto là ad ascoltare uno dei miei mille monologhi un pò deliranti. Non so dire cosa comporterà questa cosa. Non voglio dire un sacco di cose scontate tipo minestre riscaldate o altro. Non dico proprio un fico secco. Lascio che i frangiflutti portino le conchiglie sulla spiaggia.
Vado a leggere Hrabal e mi isolo ascoltando Bach.
Tua devota Helene.
*Preferirei che questo blog non venisse utilizzato per pettegolezzi insulsi.
Se cito qualcuno o qualcosa è ovvio che ne conosca la fonte. Certo per me è cosa ovvia, non posso certo sperarlo per chi cita cose del tipo ics o magari ipsilon.
La frase è tratta dal libro "La vita sommersa di Gould" un romanzo in 12 pesci - edito da Frassinelli e scritto da Richard Flanagan. L'ho letto nel 2003 e riletto a spizzicomagnifico, molte e molte altre volte. Molte altre ne verranno. E' un libro che avrei regalato ad Andrea, ma all'epoca non ci parlavamo nè ci salutavamo più, da almeno un anno. Da questo libro ho tratto anche il titolo del mio blog e varie altre cosucce, ma ne scrissi già tanto tempo fa ed è inutile ora ritornarci sopra.
Purtroppo non potendo bannare gli utenti anonimi, non mi resta che sperare in quel briciolo di intelligenza che aziona le menti umane, che non si ripeteranno frasi del tipo:
Bhè mica bello copia-incollare le dediche Natalizie e spacciare il tutto per un guizzo di originalità.
Certo che ultimamente me ne sono scadute sotto i tacchi, persone che ritenevo di un certo spessore.
Meno male che qualcuno ritorna.

WOW e doppio WOW.
Lungo espiro.
Natale è passato.
Un settimana di mangiate terribili, pranzi in ufficio a suon di panettoni, pasticcini, tramezzini, salamini,torroncini, diluiti da cascate di coca-cola ingurgitate in anonimi bicchieri di plastica.
Pacchettini trovati sulla scrivania con bigliettini del tipo "grazie per avermi supportata e sopportata" (la mia capa), "Buon Natale" " Buone feste". Io non ho regalato niente. Un mio collega è venuto a farmi gli auguri e io gli ho detto " a che ora finisci?" . Mi ha guradata sbalordito e mi ha risposto " alle 21" ed io " ah, io alle 17". Poi mi sono seduta e l'ho lasciato là imbambolato. Voglio dire, lui mi ha detto Buone Feste e io gli ho chiesto a che ora finiva.
Oggi poi un giorno di apnea. Mi sono immersa in questa giornata di Natale e non ho respirato fino ad ora, che può considerarsi tutto finito. Insomma nulla da aggiungere al fatto che da quando Edgardo se n'è andato, la nostra famiglia ha subito una specie di scrollone da magnetudo 9. Ce ne può fregar di meno di fingere climi natalizi o pasquali o climi i qualsivoglia festa. Liliana sembra una tartaruga chiusa nel suo guscio. Le si illuminano giusto un tantino gli occhi solo quando parla di Edgardo e delle sue piccole belle gemelle, come se ora fossero morte e sepolte, e invece siamo là, a farle i balletti turchi attorno e lei manco se ne acorge. Non c'è giorno che non finisca con un sonoro vaffanculo mentre usciamo dalla porta.
Oltre al vaffanculo c'è pure la frase di rito "cò gaverè anche voi 85 anni..." e vai col girmi in mezzo allo stomaco a tritare le viscere. Lo so bisognerebbe essere zen. Bisognerebbe dirsi che di mamma ce n'è una sola, che quando non ci sarà più ci mancherà da morire, ecc. ecc. ecc. ma sta di fatto che non ne fa passare una liscia. Per cui anche oggi non ci siamo risparmiati serpenteggi di varia natura.
La notizia buona è che non ci sono più badanti con vibratori a carico, per cui almeno sotto quel punto di vista siamo tranquille.
Che regalo ho ricevuto per natale? Un casco dipinto con la Union Jack. Ora tocca pensare seriamente alla moto.
A rileggerla non ti pare una frase fuori luogo, in un luogo che non ti appartiene?
Ecco vedi tu provi dispiacere per chi si sbaglia tanto su dite ( vorrei capire chi si è sbagliato su dite) io invece provo vergogna per chi scrive o dice banalità.
Non so chi sia Roberto, e tantomeno mi interessa saperlo.
Comunque a onor del vero, sì la frase tratta dal libro l'ho inviata in mail con l'aggiunta di un banale "BUONE FESTE" e non me ne frega un fico secco se l'ho scritta prima io o prima lui.
Ecco, ascoltiamo il suggerimento del Giardiniere dell'Eden e...tana libera per tutti.